Riccardo Masini
Poetica

Poetica

Come fiori – Anno 2021 – Scultura su monoblocco di Orniello (Fraxinus ornus)

“The object is born with the Material. Sometimes I leave Her to express herself. Sometimes She steps aside to let me speak. When She talks about herself, my task is to stay silent. Sometimes She is the goal, sometimes She is the instrument to reach the goal, sometimes She is both. In our universe We always work together. She changes me and I change Her. We have a very deep connection. Being together it is a ritual, it is silence, it is emptiness, it is everything. I exist together with her and She exists with me. We are.”

Over the past year I have been putting all my efforts into the “Shapes and Volumes” Collection. This has been the result of a series of questions I had been asking myself. What is the meaning of ‘elegant’? Is it cultural? Can it cut across different cultures?


“L’oggetto nasce insieme alla Materia. A volte lascio che sia Lei a raccontarsi. A volte Lei si fa da parte e lascia parlare me. Quando Lei si racconta, il mio compito è quello di rimanere in silenzio. A volte è fine, a volte è mezzo; a volte entrambi. In questo universo Noi lavoriamo sempre insieme. Lei cambia me, ed io cambio Lei. La nostra è una connessione profondissima. Quando stiamo insieme è rituale, è silenzio, è vuoto, è tutto. Io esisto insieme a Lei, Lei esiste insieme a me. Noi siamo.”

Negli ultimi anni ho concentrato tutte le mie energie nella collezione “Forme & Volumi”. Questa collezione è il risultato di alcune domande che da anni continuano a tormentarmi. Qual’è l’esatto significato della parola “elegante”? E’ culturale? Può l’eleganza essere trasversale rispetto alle differenti culture e rispetto al tempo?

Testo critico a cura di Michela Becchis

Il lavoro di Riccardo Masini prende l’avvio da un dialogo stretto con la natura e soprattutto con la capacità che egli riconosce alla natura di modificare la percezione che lui ha della forma. Una forma che viene osservata e ricondotta dentro il percorso dell’opera nel suo stato di assoluta potenzialità, cioè nell’attimo prima del suo dischiudersi, del diventare oggetto maturo e finito.

Spesso ricorre nei suoi discorsi la parola “eleganza”, ma si badi bene che Masini non la usa mai nell’accezione corrente di raffinatezza, ma piuttosto nel suo senso primario derivato dal verbo latino eligere, cioè scegliere. Perché le forme delle sue sculture, siano esse i lineari ed essenziali VOLUMI o i suoi CORALLI sono esattamente quegli elementi della natura che gli occorrono, e che perciò sceglie, affinché  l’oggetto finito sia certo una sintesi di un organismo più complesso che condensa in sé tratti della natura e concrezioni di ricordi, ma sia capace di essere anche forma totalmente autonoma nella sua oggettualità. La ricerca di Masini è tale quindi che nell’osservatore conduce all’apprezzamento, alla visibile percezione di una forma che pur rimandando ad altro, non ha bisogno di altro da sé per significarsi.

Ma in cosa consiste la ricerca delle forme per questo artista? Parlando con lui e osservando le sue opere mentre ce ne racconta il senso, ci si accorge che combacia in modo sorprendente con le parole, sempre incredibilmente presenti, di Henri Focillon. Masini parla esplicitamente di un lavoro assiduo, quotidiano, totalizzante in cui cerca di far compenetrare tra loro ciò che il grande storico dell’arte francese chiamava “Tecnica” e “Sentimento”. Categorie che nulla hanno di metafisico o idealistico, ma sono totalmente pertinenti alla materialità dell’opera sia nel suo farsi, sia nel suo essere oggetto finito. Le sue opere sono un costante confronto e una costante fatica che la materia che ha scelto, il legno, lo costringono a intraprendere per raggiungere un risultato che passi per il possesso della tecnica. Un possesso in cui ogni richiamo all’elemento naturale è simbolo di esperienza, un possesso che diventa un itinerario stratificato di ricerca, la misura di un continuo spostarsi di ciò che nella mente di ogni artista è il risultato eccellente, di un misto di  consapevolezza e stupore di fronte alla quantità di sapere che la materia trasmette lavorandola; anche quando la propria tecnica si è scelto di farla crescere confrontandola con un’essenza non rara, non “nobile” come il legno di orniello, che pure, a leggerne le sue qualità, la sua diffusione, la sua capacità di resistere, ci appare davvero come un legno sapiente. Ma nello stesso tempo in cui ciascun singolo arnese che Masini sceglie per questo tecnico colloquio stacca pezzi, alza polveri, intacca, curva, brucia, distende migliaia di ombre o esalta il rapporto della materia con la luce, si condensa dentro quell’opera l’irriducibile sfera del ricordo, dell’emozione, delle immagini che mantiene nel suo sguardo di osservazioni silenziose, viaggi che sono mutati in esplorazioni del sentire, avvicinamenti a culture lontane in apparenza, ma che sono diventate lenti per osservare diversamente altre realtà e se stesso.

La materialità cromatica che egli determina nei suoi lavori diventa un modo per raccontare, a chi guarda i suoi lavori, il continuo intrecciarsi esistenziale di tecnica e sentimento. Nella serie di FORME e VOLUMI i neri, ottenuti con lo stress termico della bruciatura, sfidando la resistenza della materia, rapiscono la luce, la inghiottono nel profondo del carbone, non le permettono di riflettersi ma solo di delineare il confine tra l’opera e il circostante. I bianchi, ottenuti sbiancando il legno con l’acido, confondono quel confine, lo rendono labile in un’apparire di luce che, sia quando compare in piccoli filamenti o piccole sfere nel buio del carbone sia quando espande il volume dell’opera nella sua interezza, spiazza lo sguardo. Il rovello a cui è sottoposta la luce nei CORALLI lavora su una vera e propria metamorfosi, trasformare cioè l’immagine di una splendida concrezione naturale in una forma che in ogni suo anfratto, in ogni piega, in ogni alveolo, in ogni minuscola curvatura, racchiuda, mutata dal rapporto incessante luce ombra, non più la semplice naturalità di una resistenza e di un accrescimento, ma il farsi visibilità dell’esperienza dell’autore.

Le sue sculture, pur mostrando e chiedendo a chi osserva di misurarsi con la complessità esecutiva nascosta in un risultato finale sempre lineare e essenziale, si pongono nella realtà e nella effettualità circostanti disegnando nello spazio quelli che Focillon chiamava sì “movimenti dello spirito”, ma che altro non sono se non la nostra esperienza emozionale e sentimentale della esistenza. Non è un caso, allora, se Masini parla espressamente di controforma, che è tutta interna all’opera e che egli scava per creare un alloggio praticabile della sua esperienza; ma la controforma stessa da intima stanza è capace di creare un rapporto tutto sensibile che l’autonomia dell’opera stabilisce con lo spazio e con noi, che davanti a lei ci poniamo.